HAMNET- NEL NOME DEL FIGLIO (2025)

“Che cosa vedi?” cit dal film

Solo, sul palco di un teatro c’è un bambino. Tutt’attorno; il buio e un immenso vuoto. Sul fondale è dipinta una fitta foresta, in mezzo c’è una porta. Lacrime scendono dal suo viso. Alza gli occhi al cielo e lì, tra le nuvole, vola un falco per sempre libero di volare. Chiuse gli occhi e sorrise perché un pensiero felice invase il suo cuore. “Sii coraggioso, sii forte Hamnet” si disse, e attraversò quella porta…Il resto è silenzio.

Tratto dalla storia vera che colpì William Sheakspeare e sua moglie Agnes.

“Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile nella mente soffrire i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna o prendere l’armi contro un mare d’affanni e, contrastandoli, porre loro fine.” Amleto atto III di William Shakespeare.  

Perché lo consiglio: Non ve lo consiglio solamente per la meravigliosa colonna sonora, per il cast, per i dialoghi, per la regia, per la scenografia, per la scelta dei colori, l’uso delle luci e delle ombre che contribuiscono a dare ancora più significato all’opera e neanche per i temi affrontati. Invece, ve lo consiglio per tutto questo. Lo consiglio anche per la storia o meglio, per il “COME” essa viene raccontata. Questo è il motivo principale che mi ha spinto a scrivere questa recensione. 

Grazie Meggie O’ Farrell per aver scritto “Hamnet”. Grazie Chloé Zhao per aver dato un suono al silenzio, un peso al vuoto e un volto al buio.  

Dedicato a tutti quelli che, come Hamnet, hanno attraversato “quella” porta e non sono più tornati indietro per raccontare cosa hanno visto. Dedicato alle mamme e alla loro resilienza.

“Lascia il tuo cuore aperto” (cit dal film), lasciate il vostro cuore sempre aperto.

Di Martina Santafede.